Un weekend a Napoli può diventare rapidamente un pretesto per una scorpacciata di pizze e noi, ovviamente, non ci siamo tirati indietro. Tra pizzerie storiche e nuovi volti, abbiamo colto l’occasione per verificare lo stato di salute delle pizze partenopee, che non sempre ci hanno soddisfatto. Come per Londra (vedi qui), le pizzerie sono in ordine di visita.

Dal Presidente

Prima tappa, appena scesi dal treno, Dal Presidente. Si tratta in realtà di un ripiego, dato che alle due la fame si faceva sentire e un’ora di coda ai vari Michele, Sorbillo o Di Matteo era fuori discussione. Un ripiego comunque, speravamo, di qualità, dato che si tratta di una delle pizzerie storiche della città, sebbene interessata da qualche aggiornamento in tempi recenti.

Il servizio è senza fronzoli, cosa ormai rarissima, sul tavolo si trova un cestino con l’occorrente per la pizza e basta. Il locale, su due piani, è molto grande e il personale numeroso e cordiale. Il menù è vastissimo, ma noi ci gettiamo senza indugio sulle classiche Marinara e Margherita. La pizza è classicissima, con un impasto molto tenace e non saporitissimo. Olio molto delicato, come il parmigiano e la mozzarella, che non soddisfa anche a causa della consistenza, probabilmente a causa di una cottura lunga e poco aggressiva. Una pizza che non ci è piaciuta. Rimandato!

Concettina ai Tre Santi

Dopo il pranzo da dimenticare, la sera puntiamo su quella che dovrebbe essere una certezza, dirigendoci verso la pizzeria del giovane Ciro Oliva. A primo impatto si nota subito la differenza di accoglienza rispetto ad altre pizzerie: il personale è estremamente cordiale e serioso, alla stregua di un ristorante elegante.

Il locale, in realtà, non è bellissimo ma l’ambiente è piacevole. Il menù è molto interessante, con pizze originali e classiche, e un’ampia sezione dedicata agli antipasti e una buona selezioni di birre artigianali. Prendiamo due antipasti, un fiore di zucca ripieno e fritto – buono senza stupire – e un’invece ottima montanarina con ricotta e scorza di limone (sì, ogni tanto anche qualcuno di noi si lascia andare alla nouvelle vague).

La pizza è bella, incominciamo con una Margherita, con un bell’equilibrio tra il sapore forte del parmigiano e la piacevole acidità del pomodoro. La mozzarella, superlativa, mantiene una buona consistenza, così come l’impasto, davvero buono e morbido, grazie a una cottura accurata. Unico difetto, l’olio è molto e molto forte, ma non stona troppo. Ancora affamati, prendiamo una marinara, una piacevole conferma: il pomodoro è ottimo e l’impasto lo supporta in maniera degnissima. Ottima la birra artigianale. Promossa!

 

50 kalo

Altro giorno, altre pizze, questa volta è il turno di un altra star: Ciro Salvo, che raggiungiamo dopo una bella camminata sul lungomare. La coda già all’apertura, che da Concettina non avevamo trovato, ci fa ben sperare.

Qui saltiamo gli antipasti, e andiamo diretti sulla sicura coppia Marinara & Margherita. Ordiniamo per primi, e probabilmente paghiamo cara la nostra impazienza: le pizze sono bruttine: a causa forse di una cottura a forno ancora troppo freddo, l’impasto è croccantino e la mozzarella squagliatissima. La cosa peggiore, però, deve ancora arrivare: la mozzarella è acidissima. Che abbia preso caldo? Comunque sia, la delusione è forte.

La marinara, libera da questo problema, fa riguadagnare punti al locale: l’impasto risulta buono,  anche se ci sarebbe piaciuto con un pizzico di sale in più e il pomodoro è soddisfacente. Finite le pizze, diamo un occhio a quelle che escono dal forno dopo mezz’oretta dall’apertura: hanno una faccia molto migliore, e ci pentiamo ancora una volta.

Per tirarci su il morale, ci buttiamo sui dolci: un dessert ricotta e cioccolato e un babà alla mela verde che, a sentire il cameriere, è la fine del mondo. Nessun sussulto, tranne che per i prezzi (costano quasi più delle pizze!). Rimane il rimpianto di essere arrivati troppo presto, anche se una pizzeria dovrebbe assicurare sempre un buon prodotto. Rimandata!

I Masanielli

Per finire in bellezza, ci dirigiamo verso Caserta, con la scusa di vedere la Reggia, ma con un obiettivo preciso in testa: I Masanielli di Martucci, giovane fuoriclasse della pizza, tra gli alfieri del tanto discusso canotto.

Il locale è oggettivamente brutto, un ingresso anonimo e una sala quasi squallida, ma noi non siamo qua per valutare il design del locale, né ci tange granché. Per chi fosse appena un po’ più esigente, non si preoccupi, in questi giorni Martucci si trasferisce in un locale nuovo di zecca, con addirittura tre (!) forni, per garantire a tutti i fedeli che accorrono a Caserta a frotte una (o più…) delle sue pizze. Il menù è ricco e variegato e ci manda non poco un confusione invertendo quelle che pensavamo essere marinara e napoletana (ma il cameriere, piccato, ci spiega che la marinara ha acciughe e capperi. Ah!). Martucci si discosta un pochino dalla logica del km0 ad ogni costo, affermando orgoglioso che lui mette la qualità al primo posto, andando a pescare gli ingredienti da tutta Italia. Notevole la carta dell’olio, con ben 13 etichette diverse. Ma noi siamo qui per la pizza e non per una degustazione d’olio!

Cominciamo, chiaramente, con Marinara (qui in veste di “napoletana”) e Margherita e comprendiamo subito le ragioni di tanta fama: l’impasto è una nuvola (metafora a dir poco abusata, ma effettivamente rende l’idea), sofficissimo e con il cornicione gonfio all’inverosimile. Noi non figuriamo tra la fitta schiera di amanti di questo tipo di pizza, ma davanti a questa maestria c’è da levarsi il cappello. L’impasto si prende la scena (anche qua un pizzico di sale in più non guastava), ma gli ingredienti non sfigurano sicuramente. La mozzarella è buona, forse tagliata un po’ sottile ma sicuramente saporita. L’olio e il pomodoro sono da oscar per i migliori attori non protagonisti: non invadono la scena, rispettando l’importanza dell’impasto ma ne sottolineano il sapore a ogni morso.

Dopo la classica coppia, ci sembra di non aver nemmeno cominciato a mangiare e chiediamo al pizzaiolo di stupirci. Lui ci prova, ma noi, che avevamo studiato, sapevamo come la Riccia di mammá fosse uno dei suoi cavalli di battaglia. Scarola riccia, acciughe, pomodorini, capperi e burrata di bufala, per una pizza eccezionale, che lascia a bocca aperta. Promossa