Donn’Angelin cala il tris e la pizza popolare conquista il nord Milano

Dopo la prima apertura  a Lissone e poi a Muggiò, Donn’Angelin cala il tris e sbarca a Bresso, in una zona – come negli altri due casi – assolutamente improbabile, in mezzo ai capannoni industriali a poche centinaia di metri dall’aeroporto civile nel Parco Nord. La formula è ormai consilidata: locali molto ampi e zeppi di tavoli, moltissimi camerieri per assicurare un servizio veloce, un grandissimo rumore, prezzi stracciati e pizza… beh, per questo dovete avere ancora un attimo di pazienza.

Il menu popolare

Il menu di Donn'Angelin

Il menu di Donn’Angelin (clicca per ingrandire)

Il menu è scritto sulla tovaglietta di carta riciclata e consiste in qualche antipasto, un po’ di pizze, bibite e pochi dolci. Le pizze della tradizione sono marinara, margherita e diavola (fatta però con una spianata piccantissima); non manca il calzone tradizionale e la pizza fritta. Per il resto qualche pizza più farcita, come quella con il prosciutto di Parma.

I prezzi sono sempre i soliti super popolari: marinara a 2,50 euro, margherita a 3,50 euro, dolce della casa (un buon Tiramisù) a 1,50 euro. Noi abbiamo pagato 25 euro e abbiamo mangiato un antipasto per due con fritture (montanare, montanare ripiene, crocchè, arancino, frittatina, polentina), bruschette e mozzarelle; una margherita; una diavola e un tiramisù e bevuto una birra media e una bibita gassata. Il digestivo è offerto dalla casa. Abbiamo calcolato che in una pizzeria “media” milanese il conto per le stesse portate sarebbe stato di circa 40 euro.

Aggiungiamo l’offerta per la pizza a pranzo, con una pizza, una bibita e il caffè a 5 euro (una proposta che altrove trovate a 10 euro).

La pizza

Ma veniamo alla pizza. Perché chi ci segue lo sa: a noi di locali, prezzi, servizio e frizzi vari non importa gran che. Vogliamo solo una buona pizza.

Abbiamo mangiato una decina di volte nei vari locali di Donn’Angelin. A parte una breve parentesi in cui hanno servito puntualmente pizze bruciate a Lissone, abbiamo sempre trovato questa pizza sufficiente, mediamente migliore di quella che si mangia nelle pizzerie di catena e ovviamente ben al di sotto delle proposte di eccellenza della città. Una qualità, che si attesta intorno alla sufficienza, che rende imbattibile il rapporto qualità prezzo.

Anche la nuova incarnazione di Bresso ci conferma in questa tesi. L’impasto è buono, così come il pomodoro, l’olio e il basilico. Si amalgamano molto bene insieme e ricordano i sapori della pizza a portafoglio (complice anche l’assenza di grana). Il fiordilatte invece delude. Ce n’è troppo, intanto, e questo è un paradosso, visto il prezzo risicato. Ed è un fiordilatte fresco e acquoso, non del tutto sciolto e un po’ troppo dolce (non mi stupirebbe se fosse di origine pugliese).

La margherita

Il vero problema però è la cottura. Le due pizze al tavolo sembrano uscite da due pizzerie diverse. La margherita, che a primo impatto pareva anche crudina, si è rivelata cotta alla perfezione, mentre la diavola, come testimoniano le foto, era da rispedire al fornaio, se non fosse che a noi di Cornicione la pizza bruciata (che fa malissimo) piace e quindi ce la siamo mangiata volentieri. È proprio sulla cottura che si paga la “foga” con la quale si lavora in questo locale, dove tra pizze al tavolo e pizze da asporto producono, almeno nel week end, parecchie centinaia di pizze al giorno.

La diavola... scottata

La diavola… scottata

Tirando le somme

Una pizza super popolare, che ha conquistato il Nord Milano: obbligo di prenotazione, almeno nel week end, se non volete restare fuori. Un successo dimostrato anche dalla gente che è in coda anche per l’asporto (e considerate che l’apertura è davvero recente). 

Certo, la qualità non è al top, ma – fidatevi di noi – questa pizza non è peggiore di altre che esattamente il doppio.

 

La scheda di Cornicione.it

  • Voto generale: 6-
  • Qualità complessiva degli ingredienti: 6,5
  • Impasto: 7
  • Mozzarella: 5
  • Olio: 6,5
  • Pomodoro: 6,5
  • Basilico: 6,5
  • Grana: assente
  • Cottura: 5 (una media tra quella da 7 e quella da 3)
  • Presentazione: 6
  • Servizio: 8
  • Pietanze accessorie: 8 alla frittura e 8 al dolce

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1 Comment

  1. Gabriele

    Io sono pugliese se la vera mozzarella fiordilatte pugliese non è affatto dolce perché prevede il passaggio nella salamoia. Dubito che Donna Angelina si rifornisce da un caseificio pugliese artigianale, probabilmente visti i prezzi usa una mozzarella fatta da cagliate congelate (come la maggior parte delle mozzarelle che si vendono nelle grotte). Di qui deriva la dolcezza della mozzarella a mio parere. E poi a mio parere il forno è calibrato male, va abbassata un pelino la temperatura del cielo perché se la mozzarella di scioglie bene il cornicione brucia, se si cuoce alla perfezione il cornicione la mozzarella non fonde bene. Il segreto di un ottima calibrazione del forno sta proprio lì, nel saper allineare la cottura del cornicione alla fusione completa del fiordilatte. Ecco perché io ritengo che nelle pizzerie di catena, dove non si assumono grandi forni, sia bene utilizzare o il forno a gas oppure quello elettrico tipo lo Scugnizzo di Izzo forni. Imposti nella centralina i parametri di temperatura e il forno fa tutto da se. Con la legna ci vogliono fornai al top, ma non tutti sono Gennaro Salvo…

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