Sbarcata un annetto fa in città, abbiamo cercato di stabilire se la fama di cui gode in terra santa (Napoli) sia meritata e se il mitico Don Antonio Starita sia riuscito nell’impresa di replicare un prodotto eccellente a Napoli a centinaia di kilometri di distanza, missione non semplicissima, come dimostra Michele a Roma (ma questa è un’altra storia).

Dalla scorsa volta, quando la pizzeria non ci aveva esaltato, abbiamo notato alcuni miglioramenti.

Il locale, aperto a pochi passi dall’arco della pace, è abbastanza piccolo e non particolarmente degno di nota: né significativamente bello né brutto. All’una e mezza la folla che temevamo non si vede da nessuna parte.

Il menù si discosta parecchio dalla moda attuale del milanese: banditi gli ingredienti con più di un aggettivo nel nome, e un menù dedicato a pizze tradizionali, con alcune interpretazioni forse troppo azzardate (la pizza con il rollé di prosciutto ad esempio…)
Marchio di fabbrica di Starita è, oltre alla pizza, la frittura, abbiamo quindi fatto uno strappo alla regola che impone di mangiare pizza, solo pizza e nient’altro che pizza e gustato una frittatina di pasta, e, pur senza grande esperienza in questo campo, possiamo affermare che era davvero buona e ben fritta, senza sbilanciarci però su considerazioni riguardo la napoletanità dell’interpretazione.

Le prime due pizze sono state ovviamente una marinara ed una margherita. La marinara esalta l’ottimo pomodoro piuttosto dolce, caratteristica che nella margherita lo fa un po’ sparire, anche a fronte di un fiordilatte particolarmente saporito  (tagliato a fettine e non listarelle, cosa che ci ostiniamo a criticare). Entrambe le pizze sono condite con abbondante olio di oliva (non extravergine) che non copre assolutamente ma amalgama ed esalta i sapori: ottima scelta, ma sono pochissimi in città a pensarla come noi. Ci siamo poi cimentati con la specialità della casa: la montanara starita, fritta e passata al forno con condimento di pomodoro, pecorino e provola. Nonostante una frittura in questo caso imperfetta (un po’ indietro) il risultato finale era davvero notevole e gustoso, sicuramente degno della fama. L’ultima pizza è stata una marinara starita, che abbiamo richiesto con abbondante pecorino. Non si discosta molto dalla marinara tradizionale ma è sicuramente più saporita.

L’impasto ci è piaciuto molto: morbido, corretto di sale e dall’ottimo sapore; purtroppo la cottura non gli rende del tutto onore lasciando alcune zone interne del cornicione un po’ crude. Nonostante il risultato non sia mai sgradevole od immangiabile, ma anzi sicuramente di qualità, rimane un po’ di amaro in bocca per una perfezione lontana dall’essere raggiunta, ma a cui con pochi accorgimenti ci si potrebbe avvicinare.
Il conto è stato sorprendentemente clemente, altro aspetto per cui questa pizzeria si conferma in controtendenza. (Abbiamo pagato 33 euro 4 pizze, un’acqua e un antipasto)

Il locale ha sicuramente le potenzialità per difendersi dall’agguerita concorrenza cittadina. La principale pecca che abbiamo riscontrato, la cottura, potrebbe essere frutto di un forno capriccioso o, comunque, di una giornata sfortunata e torneremo sicuramente per verificare se verranno fatti passi avanti.

 La scheda di Cornicione.it

  • Voto generale: 7
  • Qualità complessiva degli ingredienti: 7.5
  • Impasto: 8
  • Mozzarella: 7.5
  • Olio: 8.5
  • Pomodoro: 7.5
  • Cottura: 6.5
  • Presentazione: 7
  • Servizio: 7